“TRACKS – Impronte di
memorie”
con opere recenti di Mary Samele
alla “Sala della Loggia” di Castel Nuovo - Napoli
a cura di Maurizio Vitiello
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Col patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di
Napoli, della Provincia di Napoli e della Regione Campana e della Scuola del
Cinema di Napoli, sarà inaugurata, alla “Sala della Loggia” di Castel Nuovo
(Maschio Angioino), venerdì 20 novembre 2009, alle ore 17, la mostra, curata da
Maurizio Vitiello, intitolata “TRACKS – Impronte di Memorie”, con opere recenti
dell’artista pugliese Mary Samele.
La mostra è costituita da 10 quadri di cm. 70x100: la pittura è costituita,
principalmente, da grassello, stucco, vari colori, spago, carta e ruggine,
quest’ultima prodotta, in maniera esclusiva dalla stessa artista. Il senso
minuto, intimo, celato, segreto e spirituale di una realtà governata, condotta e
istruita da una sensibilità, estremamente accorta e progettuale, compare ed
innalza la sua forza e la sua acme in scenari in cui si apprezzano, tra i
rilievi della pasta di un’agita matericità, scoscese effrazioni, scandite
pluriarticolazioni, grumi cromatici accennati, reti e reticoli, segmenti, segni,
segnali, segnacoli e segnature.
Alle ore 17.30, sarà presentata la mostra con interventi di Nicola Oddati,
Stefano Arcella, Pino Cotarelli, Franco Lista, Rosa Romano e Maurizio Vitiello.
Alle ore 18, sarà proiettato un video, a ciclo continuo, di Mary Samele, che
presenterà sui quadri le parole della poesia "Aviatore di stelle marine", di
Michele D’Orsi, grazie al montaggio di Ivano De Simone; lettura dell’attore
napoletano Stefano Ferraro, accompagnato dalle note del compositore Mario
Alberto Annunziata.
Visite guidate alla mostra di Lucia Paesano.
Disponibili catalogo, cd e video.
Resterà aperta sino a martedì 1° dicembre 2009.
Scheda della mostra a cura di Maurizio
Vitiello
L’ultima serie realizzata da Mary Samele, intitolata ”TRACKS – Impronte di
Memorie”, sarà allocata con una presentazione di tono nella “Sala della Loggia”
del prestigioso Castel Nuovo, monumento che verrà sempre chiamato Maschio
Angioino da tutti i napoletani.
La pittura, come si può vedere e controllare, è costituita, principalmente, da
grassello, stucco, vari colori, spago, carta e ruggine, quest’ultima prodotta,
in maniera esclusiva dalla stessa artista, e non saremo noi a svelare la matrice
di formazione e la sintesi di realizzazione, davvero particolarissima; lasciamo
al contatto diretto con l’artista, che si potrà, certamente, avere il giorno
dell’inaugurazione, ma anche determinare e/o sviluppare durante il periodo
espositivo, quindi nei giorni a seguire.
E’ intrigante guadagnarsi la possibilità di saper apprendere e, quindi, di
conoscere una sua peculiarità operativa.
Il materiale, distribuito in maniera varia, diversa e variegata, rispecchia la
nostra mente come una mappa dello spazio; il grassello è, e riassume, il manto
bianco della nostra vita, raccolta, incanalata e racchiusa nella mente, la
ruggine forma l'alone in cui si annida il ricordo.
In ogni quadro emergono e si distinguono degli elementi che regolano stimoli,
circostanziano e dettagliano il ricordo; sono dadi, carte, conchiglie, che non
hanno assolutamente un significato, se non quello di legare, e, quindi, di
riprendere e di stimolare un proprio ricordo all'osservatore.
L'attuale pittura della giovanissima e tenace Mary Samele si presenta ancor più
interessante, compatta e valida, nonché accattivante e sorprendente per alcuni
aspetti che andremo a presentare man mano.
Il senso minuto, intimo, celato, segreto e spirituale di una realtà governata,
condotta e istruita da una sensibilità, estremamente accorta e progettuale,
compare ed innalza la sua forza e la sua acme in scenari in cui si apprezzano,
tra i rilievi della pasta di un’agita matericità, scoscese effrazioni, scandite
pluriarticolazioni, grumi cromatici accennati, reti e reticoli, segmenti, segni,
segnali, segnacoli e segnature.
Si apprezza, così, la costruzione simbolica, la caratura informale, il carattere
alto di una pittura determinata, che vuol essere altro; insomma, vuole
decantarsi in una distinta dichiarazione di presenza nel mondo.
Mary Samele vuole esserci, vuole essere in questo mondo, vuole essere dentro la
storia quotidiana della città che la ospita, vuole significare e significarsi.
Il suo “esprit” lo si legge nella filigrana del disegno accurato della
composizione, controllata dalla partecipazione materica in cui si mescolano,
rovesciano e s’incalzano attraversamenti e si rivoltano e si rincorrono rimandi,
e, così, aumenta il suo valore percettivo.
Gli orditi e le trame stratificano chiasmi e convergenze, puntellano paesaggi
dell’anima, saperi e sapori mediterranei, sottili concezioni d'insieme, scenari
che hanno intenzione di guadagnare la confidenza dello spazio.
La mano di Mary Samele conquista tessiture di spazi memoriali ed immaginati e da
queste tessiture affiorano concetti sospesi tra abbagli ed emozioni, tra
trepidazioni e turbamenti, tra piacevolezze formali e sondate, raffinate,
ricercate delicatezze astratte.
Cromatismi tracciati, intervallati da luci ed ombre, intendono far risalire
memorie, surrealtà ecologiche, dinamismi controllati.
L'artista dettaglia sequenze, distilla elementi capillari, concepiti con le
ragioni della fantasia, fantastici e vitali, sotto l'impulso di una fresca vena;
in fondo, produce commenti visivi di tono garbato, delicato.
L'immaginazione fertilissima, combinata con rarefatte sintesi operative, rende
singolari risultati.
I suoi lavori risucchiano cadenze visive di un iter mentale, tutto proteso a
rivitalizzare la memoria, a non appannarla; insomma, per permettere, così, a
note passate di riconfluire nella vita corrente nell’ottica di essere utili
riferimenti per poter processare e poter, adeguatamente, cribrare dati attuali.
Emerge la voglia dell’operatrice di corroborare la composizione con assunti
materici in una disposizione di elaborate misure ed impronte, che possono
esprimere rifrazioni e riflessi regolati da un intimo sentire e dall’hinterland
dell’anima.
In questi lavori, che ripropongono dentellate consonanze mentali, si leggono
ritmi, variazioni e dinamicità, nonché vivaci, solide e differenti armonie,
mentre in altre palesemente si dichiara il richiamo ad una pittura intimista che
si coniuga ad una pittura di naturalità.
Cadenze trasparenti e sagaci, sapienti e svegli accenni coloristici presidiano
varchi verso atmosfere in cui trapassano cromie tenui, che c’indicano leggerezze
di tratto.
Ed, entrando con l’occhio nella rete compositiva, si coglie un preciso dettato
di plurime e nette combinazioni pulsanti, determinato da dosaggi alternati.
Mary Samele ci mostra il suo notevole interesse per la materia, che,
sapientemente, trasferisce con un rapido e quotidiano esercizio pittorico.
La giovane artista guadagna sostanza alle attese e coglie, nei suoi collegamenti
visivi, certezze acute di soglie e di confini, ma dispone affinché ci sia un
varco, un respiro, un’apertura e per questo il suo intendimento indugia, con
severa discrezione, sull’esterno del mondo e mantiene un pudico contatto con il
sentiero del limite, che non ravvede assolutamente come soglia di preclusione.
Un sentimento di riappropriazione del quotidiano urbano la spinge a verificare e
a “scorrere con gli occhi” i movimenti dell’angolo di strada e di quelli lontani
mille miglia.
Il nostro vivere, con i frenetici sussulti quotidiani, può essere “digerito” e
“metabolizzato” grazie ad una profonda ed estrema presa di coscienza,
rinvigorita anche dal vaglio di ciò che si sedimenta.
Il “focus” dell’azione segnico-pittorica di Mary Samele prende spunto da vene
intimistiche ritagliate dalle odierne umane vicende sino ad arrivare e a toccare
una chiave più vicina all’astrazione.
Questa mostra al Maschio Angioino è un incontro parallelo tra segni, scanditi
con lucidità di sintesi, e parole, raccolte sul “fil rouge” del ricordo, e
questa doppia declinazione del motivo del ricordo si pone come
un’interpretazione più liberale per captare qualsiasi movimento o gesto, che ci
circonda o ci abbraccia.
Questa tesi più diretta riesce a convogliare, tra l’altro, anche la
comunicazione non verbale in filtri letterari e visivi, sino ad arrivare a
“fermare” la memoria come testimonianza del vissuto e a rivitalizzarla come
proiezione di cunei ideali futuri.
Maurizio Vitiello